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La legge n. 225 dell’1-12-2016, di conversione del c.d. decreto fiscale, risolve l’annoso problema del trattamento fiscale delle indennità di trasferta.
Il Dlgs 314/1997, che aveva unificato le basi fiscali e previdenziali (intervenendo sull’articolo 51, commi 5 e 6 del Tuir), aveva previsto due distinti trattamenti per le indennità di trasferta e quelle per i trasfertisti abituali.
Per diverso tempo la norma è stata interpretata nel senso che si considerava indennità di trasfertismo quella corrisposta in modo continuativo a prescindere dalle trasferte effettivamente svolte e dal luogo di destinazione.
Col passare degli anni si è sviluppata una giurisprudenza che ha teso ad assimilare al trasfertismo le trasferte di quelle categorie, come gli edili, che svolgono la loro attività in luoghi sempre diversi (anche se in genere l’indennità è commisurata all’entità della trasferta e non viene corrisposta in caso di lavoro nella sede di assunzione ecc.).
L’estensione di questa linea avrebbe scardinato l’attuale sistema.
L’intervento legislativo in oggetto fornisce un’autorizzazione autentica del citato comma 6 e quindi chiude anche i contenziosi passati nei seguenti termini.
Rientrano nella disciplina del comma 6 (indennità tassata al 50%) i lavoratori per i quali sussistono contestualmente le seguenti condizioni:

a) la mancata indicazione, nel contratto o nella lettera di assunzione, della sede di lavoro;
b) lo svolgimento di un’attività lavorativa che richiede la continua mobilità del dipendente;
c) la corresponsione al dipendente, in relazione allo svolgimento dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, di un’indennità o maggiorazione di retribuzione in misura fissa, attribuite senza distinguere se il dipendente si è effettivamente recato in trasferta e dove la stessa si è svolta.

In caso di corresponsione di indennità di trasferta senza la contestuale esistenza delle predette condizioni è riconosciuto il trattamento previsto per le indennità di trasferta di cui al comma 5, cioè l’esenzione fiscale secondo la previsione di legge qui ripresa ” Le indennità percepite per le trasferte o le missioni fuori del territorio comunale concorrono a formare il reddito per la parte eccedente lire 90.000 (46,48 euro) al giorno, elevate a lire 150.000 (77,47 euro) per le trasferte all’estero, al netto delle spese di viaggio e di trasporto; in caso di rimborso delle spese di alloggio, ovvero di quelle di vitto, o di alloggio o vitto fornito gratuitamente il limite è ridotto di un terzo. Il limite è ridotto di due terzi in caso di rimborso sia delle spese di alloggio che di quelle di vitto”.

Author: studioa